L’universalismo sembra essere uno degli elementi più ambivalenti e internamente contraddittori, ma preziosi del patrimonio culturale europeo. Da un lato, con le parole del filosofo francese Alain Badiou, il cristianesimo ha stabilito le fondamenta di universalismo, che non vede alcuna distinzione tra le identità etniche, nazionali o culturali, ma piuttosto tratta tutte le persone alla pari e essenzialmente eguali: perché “Dio infatti non fa preferenza di persone”(Lettera di San Paolo ai Romani). D’altra parte, l’ideologia di universalismo è stata parte importante del progetto coloniale: i conquistatori bianchi proclamarono la superiorità dei valori e delle norme europei – religiose, culturali o sociali – e il loro diritto universale, per obbligare i popoli sottoposti, e per distruggere il loro modo di vivere. Questo rimane uno dei motivi della sfiducia di molte società e gruppi etnici nei confronti delle rivendicazioni occidentali di universalismo. Tra i relatori figura Anna Curcio, ricercatrice e sociologa. La studiosa fa parte dell’esperienza di UniNomade e del collettivo transnazionale edu-factory. Ha pubblicato La paura dei movimenti. Universalismo e politica culturale progressista
La conferenza sarà tenuta in inglese