La matassa
reżyseria Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Giambattista Avellino.
C’è chi eredita denaro e chi la casa o la terra. Gaetano e Paolo, dai loro padri, hanno ereditato una lite. Per vent’anni i due cugini hanno vissuto nel rispetto di questo lascito, senza mai metterlo in discussione e anzi perpetuandolo, ma un giorno il caso li ha riunito sotto lo stesso tetto, quello della chiesa di don Gino, e li ha costretti a un gesto di pace. Per i novelli Caino e Abele è solo l’inizio della corsa ed è già tutto uno sgambetto.
Salvo Ficarra e Valentino Picone, ad un capo e all’altro della La Matassa da sbrogliare, calcano nuovamente le orme della commedia all’italiana, trattando in chiave comica un tema che si poteva benissimo prestare allo svolgimento serio o drammatico.
Coppia buffa ad altissimo tasso di gradimento, al fisico degli everyday men associa, invece, una forte caratterizzazione regionale (anche se questa volta i due tradiscono Palermo per Catania) e un umorismo quasi d’altri tempi, mai volgare, che ha il suo esito ultimo nel sentimento (ma non nel „volemose bene”) e che poggia sulla cattiveria troppo approssimata per ferire di Ficarra e sull’inettitudine troppo disarmante per non intenerire di Picone.